Omessa comunicazione all’ENEA, ok alle detrazioni per ristrutturazioni 2018

Forniti chiarimenti in materia di spese di ristrutturazione edilizia con risparmio energetico: la detrazione è valida anche se manca la comunicazione all’Enea delle informazioni sui lavori di ristrutturazione che comportano risparmio energetico (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 18 aprile 2019, n. 46/E).

In assenza di una specifica previsione normativa, la mancata o tardiva trasmissione all’ENEA delle informazioni concernenti gli interventi edilizi che comportano risparmio energetico, seppure obbligatoria per il contribuente, non determina la perdita del diritto alla predetta detrazione atteso che non è prevista alcuna sanzione nel caso non si provveda a tale adempimento.

Accise: via libera alla sperimentazione della digitalizzazione

Online le modalità operative per gli operatori economici e per gli uffici centrali e territoriali per l’attuazione dei servizi per digitalizzazione del Documento di Accompagnamento Semplificato (di seguito DAS) – progetto “e-DAS” (Agenzia Dogane – nota n. 46242/2019).

Al fine di contrastare l’evasione fiscale, prevenire i fenomeni fraudolenti, rendere più efficace la lotta all’illegalità nel settore dei prodotti energetici e potenziare i controlli dei relativi obblighi fiscali sono stati realizzati servizi per la digitalizzazione del Documento di Accompagnamento Semplificato (di seguito DAS) – progetto “e-DAS”.

In ragione della portata innovativa del progetto, l’applicazione è disponibile in ambiente di addestramento/validazione dal 20 maggio 2019 per un congruo periodo di sperimentazione e la prima fase del progetto prevede l’utilizzo del DAS elettronico solo per la circolazione di prodotti energetici in ambito nazionale.

Le nuove funzionalità consentono agli operatori autorizzati all’accesso ai Web Services, secondo le modalità previste dal Modello Autorizzativo Unico dell’Agenzia Dogane e Monopoli (MAU), l’invio dei seguenti messaggi in formato XML:
– DE815 per il “Draft DAS elettronico”
– DE810 per l’”Annullamento DAS elettronico”
– DE813 per il “Cambio di destinazione”
– DE818 per il “Rapporto di ricezione”.

Per il personale degli uffici delle Dogane è disponibile in AIDA-Accise il nuovo servizio “DAS elettronico”, che consente la ricerca degli e-DAS di propria competenza

Modalità di cessione del credito per gli interventi di riqualificazione energetica

Pubblicate le modalità di cessione del credito, corrispondente alla detrazione spettante per gli interventi di riqualificazione energetica (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 19 aprile 2019, n. 100372).

Il credito d’imposta può essere ceduto da:
– tutti i contribuenti, anche non tenuti al versamento dell’imposta sul reddito, a condizione che siano teoricamente beneficiari della detrazione d’imposta prevista per gli interventi di efficienza energetica, effettuati su singole unità immobiliari;
– i cessionari del credito e i soggetti IRES, i quali a loro volta possono effettuare una ulteriore cessione.
Il credito d’imposta può essere ceduto in favore:
– dei fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi;
– di altri soggetti privati quali persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti, diversi dai fornitori, sempreché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione;
– di istituti di credito e intermediari finanziari, nella sola ipotesi in cui il credito sia ceduto dai soggetti che ricadono nella c.d. no tax area.
La detrazione, sotto forma di credito d’imposta, non può essere ceduta alle pubbliche amministrazioni.
Il credito d’imposta cedibile corrisponde alla detrazione dall’imposta lorda spettante per interventi di riqualificazione energetica effettuati su singole unità immobiliari, nella misura e alle condizioni di legge.
La cessione del credito è comunicata utilizzando le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate o, in alternativa, per il tramite degli uffici della stessa Agenzia, utilizzando uno specifico modulo, che può essere inviato anche tramite posta elettronica certificata, sottoscritto con firma digitale oppure con firma autografa allegando, in tale ultimo caso, un documento d’identità del firmatario.
In particolare, i soggetti che intendono cedere il credito comunicano, entro 28 febbraio dell’anno successivo al sostenimento della spesa, tutti i dati necessari per la gestione delle successive operazioni di compensazione o ulteriore cessione.
La mancata comunicazione rende inefficace la cessione del credito.
Il cessionario che intende a sua volta cedere il credito a lui spettante deve darne comunicazione all’Agenzia delle entrate utilizzando le funzionalità telematiche rese disponibili dalla stessa Agenzia.
L’Agenzia delle entrate rende visibile nel “Cassetto fiscale” del cessionario il credito a lui ceduto che, tuttavia, può essere utilizzato o ulteriormente ceduto solo dopo che sia stato da quest’ultimo accettato con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate. Con le medesime funzionalità, nell’area riservata del cedente sono rese visibili le informazioni sull’accettazione del credito d’imposta da parte del cessionario.
La comunicazione da parte del cessionario dell’eventuale successiva cessione, totale o parziale, del credito ricevuto, avviene a decorrere dal 20 marzo dell’anno successivo a quello di sostenimento della spesa e comunque dopo l’accettazione del credito stesso, con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate
Il credito d’imposta attribuito al cessionario, che non sia stato oggetto di successiva cessione, è ripartito in dieci quote annuali, utilizzabili in compensazione, a decorrere dal 20 marzo dell’anno successivo a quello di sostenimento della spesa e, comunque, dopo l’accettazione del credito stesso, presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. Il successivo cessionario, che non cede ulteriormente il credito, lo utilizza in compensazione sulla base delle rate residue.
I dati relativi al credito ceduto corrispondente alla detrazione spettante per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018 per interventi di riqualificazione energetica effettuati su singole unità immobiliari sono comunicati con le modalità ivi indicate o, in alternativa, dal 7 maggio al 12 luglio 2019, inviati per il tramite degli uffici dell’Agenzia delle entrate utilizzando il modulo specifico.
La comunicazione da parte del cessionario dell’eventuale successiva cessione, totale o parziale, del credito ricevuto corrispondente alla detrazione spettante per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018, può essere effettuata a decorrere dal 5 agosto 2019 e, comunque, dopo l’accettazione del credito stesso, con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Il credito d’imposta corrispondente alla detrazione spettante per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018 attribuito al cessionario, che non sia stato oggetto di successiva cessione, è utilizzabile in compensazione a decorrere dal 5 agosto 2019 e, comunque, dopo l’accettazione del credito stesso con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Le disposizioni del Provvedimento 28 agosto 2017, prot. 165110, concernente le modalità di cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici, si applicano anche alla cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per le spese sostenute dal 1° gennaio 2018 relative agli interventi:
– di riqualificazione energetica realizzati sulle parti comuni di edifici, diversi da quelli di cui al comma 2-quater del citato articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013;

– effettuati su parti comuni di edifici, ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3, finalizzati congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica degli edifici, di cui al comma 2-quater.1 del medesimo articolo 14.
Con riferimento alle spese sostenute dal 1° gennaio 2019 per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche e all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica effettuate sulle parti comuni di edifici dalle quali derivi una riduzione del rischio sismico, nonché per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici, il corrispondente credito può essere utilizzato dal cessionario dal 20 marzo del periodo d’imposta successivo a quello in cui:
– il condominio ha sostenuto la spesa e sempreché il condomino cedente abbia contribuito al relativo sostenimento per la parte non ceduta sotto forma di credito d’imposta;
– il fornitore ha emesso fattura comprensiva del relativo importo, nel caso di cessione al fornitore medesimo.

Soppressa la procedura d’invio delle deleghe tramite pec per la “fatturazione elettronica”

A decorrere dal 31 maggio 2019 è soppressa la modalità di presentazione dei moduli per il conferimento delle deleghe per l’utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 17 aprile 2019, n. 96618)

L’articolo 1, comma 909, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 ha previsto l’obbligo di fatturazione elettronica in relazione alle operazioni di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti e stabiliti nel territorio dello Stato, utilizzando il Sistema di Interscambio.
Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 291241 del 5 novembre 2018, successivamente modificato dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 21 dicembre 2018, sono state definite nuove modalità per il conferimento/revoca delle deleghe per l’utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica.
In particolare, considerata la vasta platea dei soggetti coinvolti nel processo di fatturazione elettronica e gli ingenti volumi di fatture previsti, è stato realizzato un servizio che consente agli intermediari di inviare, sia con modalità “massiva” che “puntuale”, una comunicazione telematica contenente i dati essenziali delle deleghe loro conferite, ai fini dell’attivazione automatica delle deleghe stesse, previa verifica di alcuni elementi di riscontro che l’intermediario deve indicare a garanzia dell’effettivo conferimento della delega da parte del contribuente.
Inoltre, in vista dell’imminente avvio dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica a decorrere dal 1° gennaio 2019, anche al fine di consentire agli intermediari di disporre del tempo necessario per adeguare i propri sistemi alle nuove modalità di attivazione delle deleghe sopra richiamate, è stata prevista – in via transitoria – la possibilità, per i soggetti che possono autenticare la sottoscrizione della delega, di trasmettere, tramite posta elettronica certificata, un file contenente gli elementi essenziali delle deleghe conferite, nonché la copia delle deleghe cartacee, che gli stessi sono tenuti ad acquisire preventivamente e conservare, in originale, al fine di consentire gli opportuni controlli da parte dell’Agenzia delle entrate.
Con il provvedimento in oggetto, considerato il superamento della fase di avvio del processo di fatturazione elettronica, viene disposta, a decorrere dal 31 maggio 2019, la soppressione della procedura di invio delle deleghe mediante posta elettronica certificata.

Diritto d’autore: approvata la direttiva

Approvata in via definitiva la direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale. Si attende solo la pubblicazione nella Gazzetta Europea (Presidenza Consiglio Ministri – comunicato 15 aprile 2019).

Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato la Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, senza introdurre emendamenti sul testo già votato dal Parlamento. L’approvazione è avvenuta a maggioranza qualificata, con sei voti contrari (Italia, Finlandia, Lussemburgo, Olanda, Polonia e Svezia) e tre astensioni (Belgio, Estonia e Slovenia).

L’approvazione fa seguito al voto del Parlamento europeo del 26 marzo scorso.

Gli Stati membri UE hanno a disposizione 24 mesi di tempo per recepire le nuove norme nel loro diritto nazionale, a decorrere dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea.

Beni d’impresa e partecipazioni: rivalutazione agevolata 2019

Con la recente Circolare n. 8/E del 10 aprile 2019, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle novità di carattere fiscale introdotte dalla Legge di Bilancio 2019. Tra le misure in favore delle imprese, il documento illustra anche le disposizioni per beneficiare della rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni, con l’applicazione di una tassazione sostitutiva ridotta.

La rivalutazione ha per oggetto i beni di impresa e le partecipazioni, iscritti in bilancio al 31 dicembre 2017, ed è effettuata attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’IRAP e di eventuali addizionali con l’aliquota:
– del 16% per i beni ammortizzabili;
– del 12% per i beni non ammortizzabili.
Il saldo attivo della rivalutazione può essere affrancato, in tutto o in parte, con l’applicazione in capo alla società di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’IRAP e di eventuali addizionali nella misura del 10%.
La rivalutazione agevolata può essere effettuata dai soggetti IRES (Spa, Sapa, Srl, Società cooperative e di mutua assicurazione, Società europee e Società cooperative europee, Enti pubblici e privati, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali) che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio.
Sono in ogni caso esclusi dalla rivalutazione gli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività di impresa.
La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio o rendiconto dell’esercizio successivo a quello al 31.12.2017, per il quale il termine di approvazione scade successivamente al 1° gennaio 2019 (anno 2018 per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare), deve riguardare tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea e deve essere annotata nel relativo inventario e nella nota integrativa.
Il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione si considera riconosciuto ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP a decorrere dal 3° esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è stata eseguita.
Nel caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci o di destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero al consumo personale o familiare dell’imprenditore dei beni rivalutati in data anteriore a quella di inizio del quarto esercizio successivo a quello nel cui bilancio la rivalutazione è stata eseguita, ai fini della determinazione delle plusvalenze o minusvalenze, si considera il costo del bene prima della rivalutazione.
Le imposte sostitutive devono essere versate, tramite modello F24, in un’unica rata entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita, e possono essere compensate con eventuali crediti d’imposta.
Limitatamente ai beni immobili, i maggiori valori iscritti in bilancio ai fini fiscali, si considerano riconosciuti con effetto dal periodo d’imposta in corso alla data del 1° dicembre 2020.

Sisma+Ecobonus: cedibilità del credito di imposta corrispondente alla detrazione

È ammessa la cedibilità del credito a favore di “soggetti che svolgono attività di lavoro autonomo o d’impresa, anche in forma associata (società o enti)” e, comunque, di “soggetti collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione”, detto collegamento sussiste anche per i soci lavoratori di un’impresa edile sub-appaltatrice dei lavori. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 18 aprile 2019, n. 109).

 

Nel documento in oggetto la società istante dichiara di aver acquisito da un condominio un credito fiscale derivante da “interventi che contribuiscono congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica”, più nello specifico, derivante dall’agevolazione “cd. sisma + ecobonus (nuova agevolazione introdotta dalla legge di Bilancio per il 2018 che consente una detrazione dell’80-85% per condomini che eseguono interventi di miglioramento sismico contestualmente a quelli di risparmio energetico)”.
L’istante rappresenta, inoltre, di volere cedere il citato credito, nel limite di una sola ulteriore cessione successiva alla prima, direttamente ai soci lavoratori artigiani della impresa edile sub-appaltatrice.
Al riguardo, la società afferma che “parte dei lavori che verranno effettuati sul condominio, saranno subappaltati ad una impresa senza dipendenti che svolge la propria attività attraverso i soci lavoratori. I soci sono soggetti diversi dalla società ma comunque rivestono una posizione previdenziale di ‘lavoratori autonomi’ e pertanto potrebbero essere destinatari della cessione del credito come soggetti collegati, e utilizzare lo stesso per il pagamento dei contributi INPS, artigiani ecc….”. Tanto premesso, la società chiede di sapere se i citati soci artigiani possano essere ricompresi “tra i soggetti collegati all’operazione, potenzialmente cessionari del credito fiscale”.
Alla luce dei chiarimenti già forniti in precedenti documenti dell’Agenzia delle entrate (circolari n. 11/E del 18 maggio 2018 e n. 17/E del 23 luglio 2018) che hanno ammesso la cedibilità del credito a favore di “soggetti che svolgono attività di lavoro autonomo o d’impresa, anche in forma associata (società o enti)” e, comunque, di “soggetti collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione”, l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto che detto collegamento possa sussistere anche per i soci lavoratori di un’impresa edile sub-appaltatrice dei lavori.

I presupposti per l’agevolazione prima casa

In tema di agevolazioni tributarie per l’acquisto della “prima casa”, per la loro fruizione l’immobile deve essere acquistato nel comune di residenza o in quello in cui si svolge l’attività lavorativa del compratore senza che possano rilevare la residenza di fatto o altre situazioni contrastanti con le risultanze degli atti dello stato civile (Corte di Cassazione – Sez. VI civ. – Ordinanza 10 aprile 2019, n. 10072).

Il requisito della destinazione del nuovo immobile ad abitazione principale deve intendersi riferito al dato anagrafico e non meramente fattuale, per cui non può desumersi dalla produzione di documenti di spesa in luogo della certificazione anagrafica.
Quanto alla determinazione della residenza, la prevalenza del dato anagrafico sulle risultanze fattuali deve tuttavia tener conto della unicità del procedimento amministrativo inteso al mutamento dell’iscrizione anagrafica, che, nell’affermare la necessità della saldatura temporale tra cancellazione dall’anagrafe del comune di precedente iscrizione ed iscrizione in quella del comune di nuova residenza, stabilisce che la decorrenza è quella della dichiarazione di trasferimento resa dall’interessato nel comune di nuova residenza.
Nel caso di specie non è stato provato dalla contribuente che il mancato perfezionamento della procedura di iscrizione anagrafica nel Comune ove era sito l’immobile acquistato non fosse alla stessa addebitabile, e non costituisce altresì circostanza sufficiente a comprovare l’effettivo cambio di residenza – idoneo a superare il dato anagrafico – il pagamento della TARSU.

Attività enoturistica:i requisiti per l’esercizio

Online le linee guida e gli indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica (Ministero politiche agricole – decreto 12 marzo 2019).

L’attività enoturistica, è considerata attività agricola connessa ove svolta dall’imprenditore agricolo, singolo o associato, di cui al medesimo. Sono considerate attività enoturistiche, tutte le attività formative ed informative rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio e la conoscenza del vino, con particolare riguardo alle indicazioni geografiche (DOP, IGP) nel cui areale si svolge l’attività.

Fermi i requisiti generali di carattere igienico-sanitario e di sicurezza, gli operatori che svolgono attività enoturistiche devono rispettare i seguenti standard di servizio:
– apertura settimanale o anche stagionale di un minimo di tre giorni, all’interno dei quali possono essere compresi la domenica, i giorni prefestivi e festivi;
– strumenti di prenotazione delle visite, preferibilmente informatici;
– cartello da affiggere all’ingresso dell’azienda che riporti i dati relativi all’accoglienza enoturistica, ed almeno gli orari di apertura, la tipologia del servizio offerto e le lingue parlate;
– sito o pagina web aziendale;
– indicazione dei parcheggi in azienda o nelle vicinanze;
– materiale informativo sull’azienda e sui suoi prodotti stampato in almeno tre lingue, compreso l”italiano;
– esposizione e distribuzione del materiale informativo sulla zona di produzione, sulle produzioni tipiche e locali con particolare riferimento alle produzioni con denominazione di origine sia, in ambito vitivinicolo che agroalimentare, sulle attrazioni turistiche, artistiche, architettoniche e paesaggistiche del territorio in cui è svolta l’attività enoturistica;
– ambienti dedicati e adeguatamente attrezzati per l’accoglienza e per la tipologia di attività in concreto svolte dall’operatore enoturistico;
– personale addetto dotato di competenza e formazione, anche sulla conoscenza delle caratteristiche del territorio, compreso tra il titolare dell’azienda o i familiari coadiuvanti, i dipendenti dell’azienda ed i collaboratori esterni;
– l’attività di degustazione del vino all’interno delle cantine deve essere effettuata con calici in vetro o altro materiale, purché non siano alterate le proprietà organolettiche del prodotto;
– svolgimento delle attività di degustazione e commercializzazione da parte di personale dotato di adeguate competenze e formazione.

Regime forfetario: cause ostative

L’Agenzia delle entrate, con la risposta 16 aprile 2019, n. 108, ha affermato che il contribuente iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti che svolge attività di dottore commercialista e, proprietario di una quota pari al 50 per cento del capitale sociale di una s.r.l. che svolge attività di revisione e certificazione di bilanci, decade dal regime forfetario.

Non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (Legge n. 190 del 2014, articolo 1, comma 57, lettera d e Agenzia delle entrate – circolare n. 9/E del 10 Aprile 2019)
Affinché operi tale causa ostativa è necessaria la compresenza:
1) del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata e 2) dell’esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
In assenza di una delle predette condizioni, la causa ostativa non opera e il contribuente può applicare o permanere nel regime forfetario.
Nel caso rappresentato all’Amministrazione Finanziaria l’istante rappresenta di essere iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e di svolgere l’attività di dottore commercialista (codice ATECO 69.20.11). Il contribuente dichiara che il proprio reddito, relativo al periodo d’imposta 2018, risulta inferiore a euro 65.000,00 e di essere proprietario di una quota pari al 50 per cento del capitale sociale di una s.r.l. che svolge attività di revisione e certificazione di bilanci (codice ATECO 69.20.20), iscritta nel registro dei revisori legali detenuto presso il MEF, di cui risulta anche rappresentante legale; la società non ha optato per il regime di trasparenza fiscale.
Con riferimento al caso di specie, si rileva il ricorrere della prima condizione, costituita dal controllo diretto di cui all’articolo 2359, primo comma, n. 2, del codice civile. In quanto il numero 2) del primo comma del citato articolo 2359 del codice civile risulta integrato nel caso di partecipazione da parte di un contribuente che applichi il regime forfetario al 50 per cento in una società a responsabilità limitata (fermi restano gli ulteriori requisiti).
Con riferimento alla seconda condizione, dal momento che i codici ATECO delle due attività rispettivamente svolte dall’istante e dalla società a responsabilità limitata controllata appartengono alla medesima sezione ATECO (la sezione M), la riconducibilità delle due attività economiche esercitate è da ritenersi sussistente, considerato che la persona fisica che usufruisce del regime forfetario percepisce compensi di amministratore, tassabili con imposta sostitutiva, dalla società a responsabilità limitata controllata, la quale, a sua volta, deduce dalla propria base imponibile i correlativi componenti negativi di reddito.
Pertanto, essendo integrata la causa ostativa di cui alla lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014, l’istante decadrà dal regime forfetario nel periodo d’imposta 2020, ferma restando comunque l’applicabilità del regime forfetario nel periodo d’imposta 2019.
Tuttavia, qualora l’istante dovesse cessare dalla carica di amministratore della s.r.l. controllata nel 2019, lo stesso non decadrà dal regime forfetario nel periodo d’imposta 2020.