Compensi ai colleghi medici per sostituzione: diritto al rimborso Irap

Con la recente Ordinanza n. 16278/2019, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto al rimborso dell’Irap in favore di un medico pediatra, affermando che non costituiscono fattori sufficienti ad integrare il presupposto di autonoma organizzazione, compensi significativi ma costanti, le spese per una dipendente con mansioni di segretaria/infermiera e il pagamento di compensi a colleghi medici per sostituzioni obbligatorie

FATTO
L’Agenzia delle Entrate ha opposto silenzio-rifiuto nei confronti dell’istanza di rimborso presentata da un medico pediatra convenzionato SSN in relazione ai versamenti IRAP non dovuti per mancanza del presupposto dell’autonoma organizzazione.
Su ricorso del medico, i giudici tributari hanno riconosciuto il diritto al rimborso sostenendo che visti i compensi significativi, ma costanti, la presenza di una segretaria/infermiera rispondente all’esigenza di offrire determinati standard di qualità del servizio e i compensi a terzi riferiti al commercialista ed ad alcune sostituzioni dello stesso medico, non si configurava un’autonoma organizzazione che giustificasse l’assoggettamento del professionista al pagamento dell’IRAP.
L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione sul rilievo che, avendo alle proprie dipendenze del personale, l’attività professionale gestita dal medico presentava le caratteristiche di quell’autonomia organizzativa, costituente il quid pluris oggetto di tassazione, per cui doveva ritenersi onere del professionista provare l’insussistenza dei “requisiti minimi” dell’autonoma organizzazione presupposto d’imposta.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE
Nel confermare la decisione dei giudici tributari, con conseguente rigetto del ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha ricordato che secondo il principio di diritto affermato dalla giurisprudenza riguardo al presupposto IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
Lo stesso limite segnato in relazione ai beni strumentali – eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione – non può che valere, armonicamente, per il fattore lavoro, la cui soglia minimale si arresta all’impiego di un collaboratore, il cui apporto, “mediato o generico”, all’attività svolta dal contribuente si concreti nell’espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive.
Per quanto concerne le spese per compensi a terzi, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che, qualora si tratti di compensi corrisposti a colleghi medici, in caso di sostituzione obbligatoria, circostanza frequente nei medici di base che debbono assicurare un servizio continuativo, il dato non rileva ai fini dell’assoggettamento ad IRAP.
Analoga conclusione di irrilevanza vale per i compensi corrisposti al commercialista non dipendente per la tenuta della contabilità, essendo compresa tale attività, per la quale è richiesto un apporto tecnico in ragione delle connesse responsabilità anche fiscali, nella gestione minimale di qualunque attività professionale.
In conclusione, secondo la Corte Suprema, il medico pediatra che, ai fini dell’espletamento della propria attività professionale, si avvale di una dipendente con funzioni di segretaria (nel caso di specie con una spesa di circa 5 mila euro all’anno), e corrisponde compensi a terzi riferiti al commercialista e ad alcune sostituzioni da parte di colleghi medici, deve ritenersi non soggetto ad IRAP e, dunque, ha diritto al rimborso dell’imposta versata.

730/2019: ultime news

L’Agenzia delle Entrate ha definito i criteri per individuare gli elementi di incoerenza delle dichiarazioni con saldo a credito che giustificano i controlli preventivi sui modelli 730/2019. Inoltre, oggi, è l’ultimo giorno per annullare il 730 precompilato errato (Agenzia Entrate – provvedimento 19 giugno 2019, n. 207079).

L’Agenzia delle Entrate ha specificato che gli elementi di incoerenza delle dichiarazioni con esito a rimborso, presentate dai contribuenti con modifiche rispetto alla dichiarazione pre-compilata che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta, vengono individuati nello scostamento per importi significativi dei dati risultanti nei modelli di versamento, nelle certificazioni uniche e nelle dichiarazioni dell’anno precedente, o nella presenza di altri elementi di significativa incoerenza rispetto ai dati inviati da enti esterni o a quelli esposti nelle certificazioni uniche.
È considerato altresì elemento di incoerenza delle dichiarazioni dei redditi modello 730/2019 con esito a rimborso la presenza di situazioni di rischio individuate in base alle irregolarità verificatesi negli anni precedenti.
I criteri di incoerenza possono riguardare oltre alle dichiarazioni presentate direttamente dai contribuenti, o dai sostituti d’imposta, anche quelle affidate a Caf e professionisti abilitati.
La verifica avviene con modalità di cooperazione tra l’Agenzia delle Entrate e l’Inps.

Ultimo giorno per annullare il 730 precompilato

Oggi, 20 giugno 2019, è inoltre l’ultimo giorno a disposizione per i contribuenti per annullare il 730 già trasmesso.
L’annullamento è richiesto per errori riscontrati e può essere richiesto una sola volta.
Una volta annullato il 730, all’Agenzia delle Entrate non risulta presentata alcuna dichiarazione e, quindi, il contribuente dovrà trasmetterne una nuova, altrimenti la dichiarazione risulterà omessa.
Nello specifico, dopo il 20 giugno è possibile correggere la dichiarazione precedentemente inviata:
– presentando al Caf o al professionista un 730 integrativo, entro il 25 ottobre;
– trasmettendo, tramite l’applicazione web, il modello Redditi correttivo entro il 30 settembre o il modello Redditi integrativo dopo il 30 settembre.

Nessun invio telematico dei corrispettivi per l’e-commerce

I corrispettivi derivanti dal commercio elettronico (on-line) essendo esonerati dall’obbligo di certificazione sono anche esonerati dall’invio telematico dei corrispettivi, fermo restando l’obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente (Agenzia Entrate – risposta n. 198/2019).

Dal 1° gennaio 2020 tutti i soggetti che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi devono memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai propri corrispettivi giornalieri.
L’obbligo è anticipato al 1° luglio 2019 per coloro che hanno un volume d’affari superiore a 400.000 euro annui e sostituisce la registrazione dei corrispettivi e le modalità di assolvimento dell’obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi.

In questa prima fase di applicazione, sono esonerati dall’invio telematico dei corrispettivi tutte le operazioni non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi, tra cui le vendite on-line.
Pertanto, i corrispettivi derivanti dal commercio elettronico continuano ad essere esonerati dall’obbligo di invio telematico dei corrispettivi salvo l’obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente. Di conseguenza, chi esercita commercio on-line deve continuare ad annotare nell’apposito registro i corrispettivi di vendita, ed istituire quello per le fatture eventualmente emesse.

Riconoscimento programmazione 2018 del tax credit cinema

Pubblicati gli esiti dell’istruttoria sinora effettuata sull’ammissibilità delle richieste pervenute da ottobre 2018 a gennaio 2019, per il riconoscimento del credito d’imposta per la programmazione cinematografica per l’anno 2018 (Ministero per i beni e le attività culturali – Decreto 19 giugno 2019).

Tale pubblicazione costituisce comunicazione di riconoscimento del credito d’imposta, utilizzabile a partire dal giorno 10 del mese successivo alla comunicazione di riconoscimento dello stesso.
Si specifica, inoltre, che il citato decreto non contiene le domande finora istruite per le quali è stato già comunicato il riconoscimento del credito d’imposta a mezzo Pec.
È in via di definizione un ulteriore decreto riguardante l’istruttoria delle restanti domande relative alla programmazione cinematografica per l’anno 2018.

Deroghe al regime IVA per l’attività di spettacolo

La certificazione dei corrispettivi per gli spettacoli sportivi, secondo le modalità dettate dalla legge n. 18 del 1983, rappresenta una deroga alla normativa ordinaria in materia IVA che individua nella fattura il documento fiscale obbligatorio atto a comprovare l’avvenuta cessione di beni o la prestazione di servizi e il diritto a riscuoterne il prezzo. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 17 giugno 2019, n. 193).

I corrispettivi, data l’eccezionalità dell’evento, siano certificati mediante fattura emessa, anche in lingua inglese, ai sensi dell’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972. Il biglietto emesso dalla piattaforma informatica conserva, pertanto, solo la funzione di titolo di legittimazione all’accesso.
Tuttavia, al fine di assicurare le ordinarie esigenze di documentazione e controllo dell’operazione sottostante, è necessario che la piattaforma informatica utilizzata garantisca:
– il rispetto delle disposizioni dettate dal decreto ministeriale del 06 giugno 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, nella parte in cui vincolano l’emissione e la vendita dei biglietti all’espressa indicazione delle generalità dell’utilizzatore degli stessi;
– l’emissione dei riepiloghi da tramettere alla SIAE (in analogia a quanto disposto dall’articolo 10 del decreto ministeriale 13 luglio 2000). E ciò al fine di consentire l’effettuazione delle verifiche nonché di ogni altra rilevazione utile per il riscontro della corretta applicazione dell’imposta dovuta (ai fini del controllo, infatti, per le attività indicate nella tabella C del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, l’articolo 74-quater, comma 6, del medesimo decreto, prevede che gli uffici della SIAE cooperino con gli uffici dell’Agenzia delle entrate);
– l’accesso ai dati sulla stessa registrati da parte di tutti i soggetti a ciò autorizzati;
– in relazione ai “biglietti omaggio emessi”, l’emissione di fatture senza IVA “nel limite massimo del 5 per cento dei posti del settore, secondo la capienza del locale o del complesso sportivo ufficialmente riconosciuto dalle competenti autorità”. Qualora i biglietti omaggio eccedano detto limite, la relativa fattura deve indicare l’IVA dovuta. In particolare, l’imposta in relazione a tali titoli si applica con riferimento al prezzo massimo praticato durante il periodo di vendita per la categoria di posti cui i biglietti omaggio danno diritto ad accedere. Quanto, infine, al calcolo ed al conseguente versamento dell’IVA dovuta, non si ritiene possibile consentire che dette operazioni siano effettuate a valle dello svolgimento, dovendosi, invece, applicare le regole ordinarie.
Oltre a dette garanzie, resta ovviamente ferma la necessità che il rappresentante fiscale nominato in Italia assicuri il rispetto di tutti gli ordinari obblighi derivanti dall’applicazione delle norme in materia di IVA, al fine di garantire il regolare assolvimento dell’imposta nonché il successivo espletamento dei controlli.
Quanto, poi, alla modalità di certificazione dei “pacchetti ospitalità”, si ritengono applicabili le regole generali dettate dall’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972. Si fa, tuttavia, presente che detti pacchetti non hanno natura accessoria alla prestazione (principale) relativa all’attività di spettacolo in esame, non essendo riscontrabile l’elemento della dipendenza funzionale che deve necessariamente intercorrere tra le medesime. Pertanto, nella fattura saranno evidenziate le diverse aliquote applicabili a ciascuna prestazione fornita.
In relazione, infine, alla possibilità di adempiere al pagamento dell’IVA relativa ai biglietti su base mensile, successivamente alla vendita ai clienti, non si rinvengono ragioni di ordine sistematico che siano ostative al versamento anticipato dell’imposta rispetto a quanto previsto dalla normativa riferimento.

IVA: regime speciale alla rivendita di opere d’arte

L’impossibilità dell’esercizio del diritto alla detrazione deve dipendere da cause ordinariamente inerenti all’applicazione del tributo (AGENZIA DELLE ENTRATE – Principio di diritto 18 giugno 2019, n. 19)

Il Fisco con il principio di diritto in oggetto ha affermato che il regime del margine di cui al D.L. n. 41 del 1995, in quanto regime IVA speciale e derogatorio, postula, in ogni caso, la dimostrazione, ricavabile dal riscontro di precisi requisiti soggettivi e oggettivi, della circostanza essenziale che il rivenditore abbia originariamente acquisito l’opera d’arte pagando un prezzo già inclusivo dell’IVA senza aver avuto la possibilità di esercitare il diritto alla detrazione.
L’impossibilità dell’esercizio del diritto alla detrazione deve dipendere da cause ordinariamente inerenti all’applicazione del tributo e non dalla circostanza che, al momento dell’acquisto, si era del tutto fuori dal campo di applicazione per mancata entrata in vigore dell’IVA (epoca antecedente il 1972).

Welfare di comunità: istituito il codice tributo

Istituito il codice tributo “6902” per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta a favore delle fondazioni per la promozione del welfare di comunità (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 18 giugno 2019, n. 60/E).

Alle fondazioni di cui al D.Lgs. n. 153/1999 è riconosciuto un contributo sotto forma di credito d’imposta, pari al 65% delle erogazioni effettuate nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2017, relativamente ai progetti finalizzati alla promozione del welfare di comunità.
L’Agenzia delle Entrate comunica l’ammontare del credito di imposta spettante alle fondazioni, sulla base dei dati trasmessi dall’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio S.p.A. (ACRI) in merito alle delibere di impegno, assunte dalle medesime fondazioni, ad effettuare le erogazioni relative ai suddetti progetti.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento, successivamente alla trasmissione, da parte dell’ACRI all’Agenzia delle Entrate, dei dati relativi alle erogazioni effettuate dalle fondazioni.
Per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del suddetto credito d’imposta, è istituito il seguente codice tributo:
– “6902” denominato “WELFARE DI COMUNITA’ – Credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni effettuate dalle fondazioni – art. 1, comma 201, della legge 27 dicembre 2017, n. 205”.

Compensi pregressi oltre soglia: escluso il regime forfetario

Con la Risposta all’interpello n. 195 del 17 giugno 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di inizio attività, non è possibile aderire al regime forfetario, se si prevede di incassare sulla base di una pronuncia giudiziale, compensi pregressi, riferiti ad una precedente cessata attività di impresa, oltre la soglia di 65.000 euro annui.

IL CASO

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda un neo imprenditore, che ha iniziato l’attività nel 2019 aderendo al regime fiscale forfetario, il quale ha emesso fattura nei confronti di un committente per compensi arretrati, riferiti ad una precedente attività di impresa cessata, liquidati sulla base di una sentenza emessa all’esito di un contenzioso giudiziale concluso nel 2018.
La questione è stata rappresentata dalla committente condannata al pagamento dei compensi arretrati, al fine di conoscere il comportamento corretto in merito all’applicazione dell’IVA ed della ritenuta d’acconto (prevista per la tipologia dei compensi corrisposti: “provvigioni”), considerato che l’importo di tali compensi è superiore al limite di 65.000 euro annui previsto per l’applicazione del regime forfetario.

PARERE DEL FISCO

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che in tal ipotesi, i compensi devono essere assoggettati ad IVA, nonché alla prevista ritenuta d’acconto, in quanto il neo imprenditore non è legittimato ad applicare il regime forfetario.
La norma agevolativa stabilisce che i contribuenti che iniziano un’attività d’impresa, arte o professione possono applicare il regime forfetario se presumono di rispettare i requisiti e le condizioni previste per l’applicazione del regime agevolato, comunicando l’adesione nel modello di dichiarazione di inizio attività.
Ciò implica, tra l’altro, la presunzione di non raggiungere la soglia annua di 65.000 euro in relazione al primo anno di applicazione del regime forfetario.
L’Agenzia delle Entrate osserva che nell’ipotesi esaminata il neo imprenditore non si trovava nella condizione di poter dichiarare tale presunzione in sede di inizio attività avendo notizia già dal 2018 del dispositivo esecutivo della sentenza che gli riconosce un corrispettivo superiore ai limiti di adesione al regime forfetario.
Ne consegue che i compensi percepiti a seguito della sentenza devono essere assoggettati ad IVA, con obbligo di rivalsa nei confronti del committente, il quale è tenuto ad operare la ritenuta d’acconto in ragione della natura dei compensi. Le somme concorrono in via ordinaria alla determinazione delle basi imponibili sia per il committente sia per il neo imprenditore.

Ecco il contributo 2019 per gli operatori compro-oro

Definito il contributo dovuto per l’anno 2019 dai soggetti iscritti nel Registro compro oro alla data del 31 dicembre 2018. Il versamento può essere effettuato a partire dal 15 luglio 2019 ed entro e non oltre il 30 settembre 2019 (OAM – circolare 17 giugno 2019, n. 32).

Il contributo si compone di una quota fissa e una quota variabile e deve essere corrisposto in considerazione della natura giuridica, dell’esclusività o meno dell’attività svolta e della complessità organizzativa dell’operatore Compro oro.
Gli operatori che presentano domanda di iscrizione a decorrere dal 17 giugno 2019, sono tenuti al versamento integrale del contributo di prima iscrizione.
Gli operatori invece iscritti tra il 1° gennaio 2019 e il 16 giugno 2017 non sono tenuti al versamento di ulteriori contributi per l’anno in corso, salvo eventuali variazioni di sede operativa/punto vendita o la trasformazione dell’attività da secondaria a prevalente.
Non sono tenuti al pagamento del contributo:
– gli iscritti nel Registro al 31 dicembre 2018 che hanno presentato domanda all’OAM di cancellazione entro il 30 giugno 2019 o per i quali sia in corso, alla medesima data, una procedura di cancellazione d’ufficio;
– gli iscritti nel Registro al 31 dicembre 2018, per la sola quota variabile relativa alla sede operativa/punto vendita per la quale abbiano comunicato all’OAM la relativa chiusura attraverso istanza di variazione dati presentata entro il 30 giugno 2019.

Anche l’apertura/trasferimento di una o più sedi operative è soggetta al pagamento del contributo, solo però per la quota variabile. È esente invece dal versamento l’operatore compro oro il quale, avendo una sola sede operativa, si limiti a trasferire quella inizialmente comunicata.

Qualora l’attività di compro oro originariamente svolta in via secondaria divenisse prevalente, l’operatore è tenuto a comunicare la variazione e contestualmente versare la differenza tra i diversi contributi previsti.

Provvedimenti di cancellazione per i revisori morosi

Il revisore legale destinatario di un provvedimento di cancellazione potrà richiedere la nuova iscrizione a condizione che provveda al versamento dei contributi dovuti (CNDCEC – Nota 17 giugno 2019, n. 52/2019).

Il revisore cancellato per morosità può reiscriversi al registro della revisione legale una volta versato quanto dovuto, essendo in tal modo rimosse le cause che avevano originato la cancellazione.
A tal fine è necessario presentare una nuova domanda di iscrizione compilando il modulo RL_01.
Non si applica la disciplina riguardante la cancellazione per irregolarità commesse nello svolgimento dell’incarico di revisione legale, né è necessario che trascorrano almeno 6 anni dal provvedimento di cancellazione al fine di ottenere una nuova iscrizione.