“Bonus SISMA” e “Bonus ZES”: modalità per fruire dei crediti d’imposta

Le modalità di presentazione della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta per gli investimenti nei comuni colpiti dagli eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016 e del credito d’imposta per gli investimenti nelle zone economiche speciali sono indicate dall’Agenzia delle entrate con il provvedimento 09 agosto 2019, n. 670294.

I soggetti che intendono beneficiare del credito d’imposta per gli investimenti nei comuni colpiti dagli eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016 (“credito d’imposta sisma”) e del credito d’imposta per gli investimenti nelle zone economiche speciali (“credito d’imposta ZES”) presentano all’Agenzia delle entrate l’apposita comunicazione, avvalendosi del nuovo modello approvato con il provvedimento in oggetto che sostituisce il precedente modello a partire dal 25 settembre 2019. A decorrere dalla predetta data è consentita la presentazione della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta sisma e del credito d’imposta ZES.
La trasmissione telematica della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta sisma e del credito d’imposta ZES è effettuata utilizzando la versione aggiornata del software relativo al credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, denominato “Creditoinvestimentisud” (CIM17), disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it. La versione aggiornata del software è resa disponibile a partire dal 25 settembre 2019.
Il credito d’imposta sisma e il credito d’imposta ZES sono utilizzabili in compensazione con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. Con separata risoluzione dell’Agenzia delle entrate sono istituiti i relativi codici tributo da indicare nel modello F24 e sono impartite le istruzioni per la compilazione del modello stesso.

Indirizzi operativi sulla compliance fiscale

Diffuse le istruzioni per le attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale, consulenza, contenzioso e tutela del credito erariale, improntato sul coordinamento rafforzato tra uffici centrali e regionali dell’Agenzia delle Entrate (Agenzia Entrate – circolare n. 19/2019).

Continua l’impegno dell’Agenzia delle Entrate nella prevenzione e nel contrasto alle frodi fiscali, che vedrà il Settore contrasto illeciti della Direzione centrale supportare le Direzioni regionali e provinciali e operare in stretta collaborazione con gli altri organismi preposti al controllo e alle autorità giudiziarie. Centrale in questo campo è l’utilizzo dei dati provenienti dalla fatturazione elettronica e dalle comunicazioni dei dati fattura. Attenzione anche nel contrasto agli illeciti di carattere internazionale, con particolare riguardo ai diffusi fenomeni delle residenze fittizie all’estero e dell’irregolare trasferimento o detenzione all’estero di attività produttive di reddito.

Semplificazione degli adempimenti fiscali e impulso al contrasto all’evasione le due priorità, declinate in funzione delle diverse tipologie di contribuenti: grandi contribuenti, piccole e medie imprese e persone fisiche, autonomi ed enti non commerciali.

Finanziamento agevolato per imprese e professionisti vittime di mancati pagamenti

Con la Circolare n. 312471 del 7 agosto 2019, il Ministero dello Sviluppo Economico ha definito le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso, le procedure di concessione, l’erogazione e il rimborso dei finanziamenti agevolati, erogati a PMI e professionisti in crisi di liquidità a causa di mancati pagamenti da parte di propri clienti.

Il “Fondo per il credito alle imprese vittime di mancati pagamenti” è stato istituito con lo scopo di ripristinare la liquidità di piccole e medie imprese e professionisti che si trovano in difficoltà in conseguenza di mancati pagamenti da parte di imprese debitrici imputate dei seguenti delitti commessi nell’ambito dell’attività d’impresa:
– estorsione;
– truffa;
– insolvenza fraudolenta;
– false comunicazioni sociali;
– bancarotta fraudolenta;
– bancarotta semplice;
– ricorso abusivo al credito;
– fatti di bancarotta fraudolenta, cosiddetta impropria o societaria;
– fatti di bancarotta semplice, cosiddetta impropria o societaria;
Possono accedere al finanziamento agevolato del Fondo, dunque, le piccole e medie imprese, anche se in concordato preventivo con continuità, e i professionisti:
– che risultino parti offese in un procedimento penale in corso a carico dei debitori;
– ovvero che risultino ammessi o iscritti al passivo di una procedura concorsuale per la quale il curatore, il commissario o il liquidatore giudiziale si siano costituiti parte civile nel processo penale per uno o più dei delitti;
– ovvero il cui credito sia stato riconosciuto da una sentenza definitiva di condanna per uno o più delitti.
Possono accedere al finanziamento agevolato anche i professionisti e le PMI in contabilità semplificata o forfettaria, e le PMI costituite da meno di 24 mesi dalla data di presentazione della domanda.
Ai fini dell’accesso al beneficio, i debitori, persone fisiche o giuridiche, devono risultare imputate in un procedimento penale in corso, ovvero condannate con sentenza definitiva, per uno o più delitti sopraindicati, in cui il soggetto beneficiario risulti parte offesa.

La presentazione delle domande di finanziamento agevolato è differenziata per le PMI e i professionisti.
Le PMI presentano la domanda esclusivamente e a pena di improcedibilità, tramite la procedura informatica accessibile nell’apposita sezione “Finanziamenti agevolati a PMI vittime di mancati pagamenti” del portale del Ministero (https://agevolazionidgiai.invitalia.it). La domanda deve essere presentata dal legale rappresentante della PMI risultante dal certificato camerale. In alternativa, il rappresentante legale della PMI, previo accesso alla procedura tramite la Carta nazionale dei servizi, può conferire ad altro soggetto delegato il potere di rappresentanza per la presentazione della domanda. La domanda ed i relativi allegati devono essere firmati digitalmente dal soggetto che compila e presenta la domanda, pena l’improcedibilità della stessa. La domanda deve essere redatta in formato digitale in forma di DSAN secondo lo schema reperibile al seguente indirizzo: https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/Allegato_n.1- Domanda.pdf. Ai fini del completamento della compilazione della domanda, è richiesto il possesso di una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la sua registrazione nel Registro delle imprese. La registrazione della PEC nel Registro delle imprese è condizione obbligatoria per la presentazione della domanda di finanziamento agevolato ed il suo accertamento è effettuato in modalità automatica dalla procedura informatica. Completate positivamente le attività di presentazione, la procedura informatica attesta alla PMI il giorno, l’ora, il minuto e il secondo in cui risulta presentata la domanda ed il codice identificativo della stessa.

I professionisti invece devono inviare la domanda all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC): fondovmp@pec.mise.gov.it. La domanda deve essere redatta su apposito modulo reperibile all’indirizzo: https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/Allegato_n.1-Domanda.pdf.
I professionisti iscritti agli ordini professionali devono allegare alla domanda una DSAN attestante l’iscrizione all’ordine professionale. Quelli non iscritti agli ordini professionali, invece, allegano alla domanda l’attestazione rilasciata ai sensi della Legge 14 gennaio 2013, n. 4.

In ogni caso ciascun soggetto beneficiario può presentare un’unica domanda di finanziamento agevolato.

Previa valutazione del possesso dei requisiti, del rispetto dei parametri contabili e dell’assenza delle cause ostative, il Ministero procede alla adozione del provvedimento di concessione ed erogazione entro 60 (sessanta) giorni dalla presentazione o dal completamento della domanda. Ai fini dell’erogazione del finanziamento agevolato, il Ministero verifica, tra l’altro, la regolarità contributiva (DURC) e l’assenza di prescrizioni antimafia.
il finanziamento agevolato è erogato in unica soluzione, entro 60 (sessanta) giorni dall’adozione del provvedimento di concessione ed erogazione, sul conto corrente del soggetto beneficiario comunicato nel modulo di domanda.

ZFU Sisma Centro Italia: gli elenchi dei soggetti ammessi alle agevolazioni

Con il decreto 07 agosto 2019 il Mise pubblica gli elenchi dei soggetti ammessi alle agevolazioni previste per la zona franca urbana colpita dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016.

Con il DM in oggetto sono stati approvati i seguenti elenchi:
1. l’elenco  dei soggetti ammessi alle agevolazioni sopra indicate.
2. l’elenco dei soggetti per i quali l’efficacia dell’assegnazione delle agevolazioni è subordinata agli adempimenti in materia di informativa antimafia, ai fini degli adempimenti tali soggetti devono trasmettere al Ministero dello sviluppo economico, entro e non oltre il 30 settembre 2019, la documentazione necessaria a consentire la richiesta delle informazioni antimafia mediante consultazione della banca dati nazionale unica.
3. l’elenco dei soggetti per i quali l’efficacia della concessione alle agevolazioni, nonché la relativa fruizione, restano condizionati, all’avvio dell’attività nella zona franca urbana entro il 31 dicembre 2019, che dovrà essere comunicato al Ministero dello sviluppo economico secondo le modalità riportate sul sito web istituzionale www.mise.gov.it.
4. l’elenco dei soggetti per i quali la concessione delle agevolazioni è subordinata al completamento delle attività istruttorie in ordine ad alcuni contenuti delle dichiarazioni rese nell’istanza di accessi alle agevolazioni. Per tali soggetti, la concessione delle agevolazioni sarà disposta con successivo provvedimento, nel caso di positivo esito delle predette verifiche.
5. l’elenco dei soggetti per i quali, da un riscontro con il Registro nazionale degli aiuti di Stato, risulta già raggiunto il limite massimo di aiuti de minimis concedibili. Per tali soggetti, si procederà al rigetto definitivo delle domande di accesso all’agevolazione.
Il presente decreto è pubblicato sul sito web istituzionale www.mise.gov.it., con la predetta modalità è assolto l’obbligo di comunicazione ai soggetti indicati negli elenchi del presente decreto. Con apposito avviso, sarà data comunicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’adozione del decreto. Le agevolazioni spettanti a ciascun soggetto beneficiario sono fruite secondo modalità e termini definiti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Irregolarità formali: esclusa dalla procedura l’omessa compilazione del quadro RW

L’omessa compilazione del quadro RW, relativo agli investimenti all’estero, non può essere definita tramite la procedura sulle “irregolarità formali” prevista dal Decreto Fiscale (Agenzia Entrate – risposta n. 326/2019).

Secondo quanto previsto dal Decreto Fiscale, le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti, di natura formale, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’IVA e dell’IRAP e sul pagamento dei tributi, commesse fino al 24 ottobre 2018, possono essere definite mediante il versamento di una somma pari ad euro 200 per ciascun periodo d’imposta cui si riferiscono le violazioni.
Resta esclusa l’emersione di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato, per la quale è stato specificato che:
– la stessa rileva “con riferimento alle violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale;
– non rientrano nella definizione le violazioni concernenti gli obblighi di monitoraggio fiscale (compilazione del quadro RW).

Detto questo, dal suddetto quadro emerge che l’omessa compilazione del quadro RW non è definibile secondo la procedura prevista per le irregolarità formali.

Cause ostative all’applicazione del regime c.d. forfetario

Non possono applicare il regime forfetario gli esercenti
attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o
indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività
economiche direttamente o indirettamente
riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o
professioni (Agenzia delle entrate – Risposta n. 334 del 2019).

Regime forfetario: cause ostative

Il regime forfetario non può essere applicato dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (Agenzia delle entrate – Risposta n. 334 del 2019).

La legge di bilancio 2019 ha modificato, con portata estensiva, l’ambito di applicazione del regime fiscale agevolato, c.d. regime forfetario, rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni in possesso di determinati requisiti. Tra le altre modifiche apportate, si rileva la riformulazione di alcune delle cause ostative all’applicazione del regime forfetario e, in particolare, di quella di cui alla lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014.
Questa lettera prevede che non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni; affinché operi tale causa ostativa è necessaria la compresenza:
1) del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata e
2) dell’esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
Per la definizione di controllo, diretto e indiretto, occorre riferirsi all’articolo 2359, primo e secondo comma, del codice civile. Ai sensi del primo comma sono considerate società controllate:
“1) le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;
2) le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria;
3) le società che sono sotto influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa”.
Con particolare riferimento al controllo indiretto, infine, è specificato che, ai fini dell’applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma del citato articolo 2359, si computano anche i voti spettanti a persona interposta tra cui, ai fini della disciplina dei forfetari, andranno ricompresi i familiari.
La lettera d) in esame richiede, inoltre, per l’attivazione della causa ostativa, che la società a responsabilità limitata o l’associazione in partecipazione esercitino attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti e professioni.
Considerata la ratio legis sottesa alla predetta causa ostativa, occorre avere in ogni caso riguardo alle attività effettivamente svolte in concreto dal contribuente e dalla società a responsabilità limitata controllata, indipendentemente dai codici ATECO 2007 dichiarati, per valutarne la correlazione. Al fine di individuare parametri di riferimento oggettivi, nell’ipotesi di attività esercitate dalla società a responsabilità limitata appartenenti di fatto alla medesima sezione ATECO di quella in cui sono classificabili le attività esercitate dalla persona fisica in regime forfetario, la riconducibilità diretta o indiretta delle due attività economiche esercitate si riterrà sussistente ogniqualvolta la persona fisica che usufruisce del regime forfetario effettui cessioni di beni o prestazioni di servizi tassabili con imposta sostitutiva alla società a responsabilità limitata direttamente o indirettamente controllata, la quale, a sua volta, deduce dalla propria base imponibile i correlativi componenti negativi di reddito.
In assenza di una delle predette condizioni sub 1) e 2), richiamate dall’articolo 1,comma 57, lettera d), in parola, la causa ostativa non opera e il contribuente può applicare o permanere nel regime forfetario.
Riguardo alla decorrenza della causa ostativa, la medesima circolare precisa che ai fini della verifica delle stessa assume rilevanza l’anno di applicazione del regime e non l’anno precedente, dal momento che solo nell’anno di applicazione del regime può essere verificata la riconducibilità diretta o indiretta delle attività economiche svolte dalla s.r.l. a quelle esercitate dal contribuente in regime forfetario.
Pertanto, in linea generale il contribuente può aderire per il 2019 al regime forfetario in quanto la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e – ove ne sia accertata l’esistenza – decadrà dal regime nel 2020.
Nel caso di specie presentato all’Agenzia, l’istante dichiara di essere socio di capitale, nella misura di 1/3, nella società, che svolge, tra l’altro, attività di consulenza in campo assicurativo in merito alla liquidazione dei danni da infortunio con esclusione delle attività peritali con codice ATECO dichiarato 66.21.00. La compagine sociale si compone di tre soci aventi la medesima quota di partecipazione di 1/3 del capitale sociale e tra i quali non sussiste alcun legame di parentela. L’interpellante è intenzionato ad avviare l’attività di procacciatore d’affari con codice ATECO dichiarato 46.19.02 che prevede di svolgere anche a favore della predetta società. Detta attività risulterebbe propedeutica e complementare all’attività svolta dalla società di cui lo stesso è socio.
Per il Fisco non sussiste alcun controllo di diritto né influenza dominante sulla società di cui è socio, né rapporti di parentela tra i soci. Tuttavia, l’istante ha precisato che potrebbero essere presenti nell’anno rapporti economici tra lo stesso e la società di cui è socio di cui si tratta (in particolare, prospetta di fatturare una percentuale che potrebbe essere fino al 50% dell’intero fatturato annuo). Al riguardo si osserva che non è da escludere che nel caso in esame possa essere integrato il controllo di fatto, qualora l’istante ponga in essere il comportamento prospettato, circostanza comunque che richiede un esame fattuale che esula dalle competenze esercitabili dall’Agenzia.
Con riferimento alla seconda condizione, si rammenta che, qualora le attività svolte dall’interpellante e dalla società siano effettivamente corrispondenti a quelle formalmente dichiarate nei codici ATECO riportati nell’istanza (elemento fattuale il cui esame non è esperibile in sede di interpello), non si verificherebbe la condizione di cui al punto sub 2), con conseguente permanenza nel regime forfetario nel periodo d’imposta 2020.

Stop di ferragosto per le cartelle di pagamento

Ferie di ferragosto in pieno relax: sospese dal 10 al 25 agosto la notifica delle cartelle di pagamento al fine di evitare disagi ai contribuenti in vacanza (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 06 agosto 2019).

Lo stop riguarda circa 800 mila atti. Si tratta, in particolare, di 492.885 atti tra cartelle e avvisi che sarebbero arrivati per posta e 305.726 da notificare attraverso la Pec, per un totale di 798.611 comunicazioni che saranno temporaneamente congelate.
La sospensione non riguarderà invece i cosiddetti atti inderogabili (circa 25 mila) che saranno ugualmente notificati con la Pec o tramite gli operatori postali.
L’attività di notifica riprenderà regolarmente dopo il periodo di sospensione.

Durante le vacanze estive, i contribuenti potranno comunque tenere sempre sotto controllo la propria situazione debitoria. Nell’area riservata del portale di Agenzia delle entrate-Riscossione, e anche con l’app Equiclick per smartphone e tablet, è disponibile il servizio “Controlla la tua situazione-Estratto conto” con cui l’utente può verificare cartelle e avvisi a partire dall’anno 2000, i versamenti già effettuati o da effettuare, le rateizzazioni e le procedure in corso, nonché effettuare i pagamenti.
Il suddetto controllo potrà essere effettuato anche presso gli sportelli bancomat abilitati dove il contribuente può con comodità procedere anche al pagamento di quanto dovuto.

Presentazione della dichiarazione IMU/TASI entro il 31 dicembre

Solo le dichiarazioni relative all’IMU e alla TASI devono essere presentate entro il nuovo termine del 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è sorto il presupposto impositivo, il termine di presentazione della dichiarazione TARI rimane fermo al 30 giugno o al diverso termine stabilito dal comune nell’ambito dell’esercizio della propria potestà regolamentare. (MEF- Risoluzione 06 agosto 2019, n. 2/DF).

Con il documento in oggetto si rappresenta che dagli organi di informazione è stata diffusa la notizia circa la modifica dei termini per la presentazione delle dichiarazioni dell’imposta municipale propria (IMU) e del tributo per i servizi indivisibili (TASI), dal 30 giugno al 31 dicembre dell’anno successivo al quale le variazioni si riferiscono, ad opera dell’art. 3-ter del D. L. 30 aprile 2019 n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge di conversione 28 giugno 2019, n. 58.
Non si può tralasciare di considerare la volontà del Legislatore, manifestata proprio nel medesimo art. 3-ter sia nella rubrica, laddove si riferisce espressamente ai “Termini per la presentazione delle dichiarazioni relative all’imposta municipale propria e al tributo per i servizi indivisibili” sia nel testo della norma, quando dispone esplicitamente ed esclusivamente solo per l’IMU e per la TASI lo slittamento del termine di presentazione della dichiarazione dal 30 giugno al 31 dicembre.
L’art. 3-ter del D. L. 30 aprile 2019 n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge di conversione 28 giugno 2019, n. 58 dispone che:
“1. All’articolo 13, comma 12-ter, primo periodo, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, concernente la dichiarazione relativa all’imposta municipale propria (IMU), le parole: «30 giugno» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre».
2. All’articolo 1, comma 684, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, concernente la dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (TASI), le parole: «30 giugno» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre»”.
Alla luce di quanto appena illustrato, risulta preminente la volontà del Legislatore, espressa chiaramente nel più volte citato art. 3-ter del D. L. n. 34 del 2019, di riferirsi all’IMU e alla TASI.
Si conclude che il termine di presentazione della dichiarazione TARI rimane fermo al 30 giugno o al diverso termine stabilito dal comune nell’ambito dell’esercizio della propria potestà regolamentare, mentre solo le dichiarazioni relative all’IMU e alla TASI debbano essere presentate entro il nuovo termine del 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è sorto il presupposto impositivo.

Recupero imposte su merce venduta oggetto di truffa

In caso di cessione di beni oggetto di truffa da parte di un proprio agente, mediante ordini falsi a clienti inconsapevoli, è possibile recuperare l’IVA versata senza esercitare in concreto la rivalsa, mediante emissione di note di variazione. Per le stesse finalità è possibile rilevare la sopravvenienza passiva deducibile ai fini IRES e IRAP a storno dei ricavi che hanno concorso alla determinazione del reddito nel periodo di competenza. Tuttavia, il recupero è ammesso a condizione che la mandante provi con elementi oggettivi che al momento dell’emissione delle fatture attive, non sapesse o non potesse ragionevolmente sapere che la cessione fosse oggetto di frode da parte del suo agente. (Agenzia delle Entrate – Risposta n. 331 del 2019)

QUESITO

Con l’istanza di interpello la società ha chiesto di conoscere le modalità per rettificare l’IVA (corrisposta senza poter realizzare la rivalsa), e per rilevare i componenti negativi di reddito (ai fini IRES ed IRAP), in relazione al danno subito per ordini falsi a clienti inconsapevoli, nell’ambito di una truffa operata da un proprio agente, il quale una volta ritirata la merce in luogo dei clienti l’ha veduta a terzi in nero, mentre le fatture corrispondenti sono rimaste insolute.

PARERE DEL FISCO

Preso atto della sentenza irrevocabile che ha accertato la truffa operata dall’agente, e partendo dal presupposto che il danno accertato non sia stato in alcun modo rimborsato dal reo o da qualunque altro soggetto, anche in forma assicurativa, e che al momento dell’emissione delle fatture attive l’azienda non sapeva o non poteva ragionevolmente sapere che si trattasse di una truffa, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:
– ai fini IVA, quando il passaggio di beni avviene indipendentemente dalla volontà del cedente – perché del tutto assente (furto) ovvero perché artatamente manipolata (truffa) – mancano i presupposti per sottoporre la “cessione” all’imposta. In tal caso, qualora, pur mancando i requisiti, l’operazione sia stata fatturata in regime di imponibilità e l’imposta versata senza esercitare in concreto la rivalsa, è possibile recuperare detta imposta mediante emissione di note di variazione ai sensi dell’articolo 26 del DPR n. 633 del 1972 (decreto IVA). Tuttavia, l’emissione della nota di variazione consente l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto per effetto della irrevocabilità della sentenza che ha accertato la truffa, ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo. Qualora siano decorsi i termini suddetti, l’IVA può essere recuperata mediante apposita istanza di rimborso da presentare all’ufficio competente entro due anni.
In caso di procedura di pignoramento nei confronti dell’agente con esito negativo, il termine per l’emissione delle note di variazione in diminuzione, con conseguente detrazione dell’imposta, decorre dal verbale dell’ufficiale giudiziario.
– ai fini IRES, è possibile contabilizzare la sopravvenienza per stornare i ricavi ad ogni effetto (contabile, civilistico e fiscale), utilizzando il Fondo Rischi appositamente accantonato in ragione della “sospetta” truffa (il cui accantonamento sia stato ripreso a tassazione), mediante una variazione in diminuzione nel periodo d’imposta in cui avviene l’utilizzo, nei limiti della quota precedentemente accantonata. A tal fine, è onere del contribuente predisporre e conservare la documentazione idonea a consentire all’amministrazione finanziaria di riscontrare la puntuale riconduzione della menzionata variazione in diminuzione all’ammontare originario dei ricavi, divenuti insussistenti a seguito della truffa.
– ai fini IRAP, i medesimi accantonamenti assumono rilevanza in conseguenza dell’utilizzo del fondo rischi, in ragione del collegamento con i ricavi originari (inesistenti) che hanno concorso alla formazione del valore della produzione netta IRAP, nei precedenti periodi d’imposta.