Provvedimenti disciplinari e “intento offensivo” del datore


11 sett 2019 I reiterati provvedimenti disciplinari non sempre hanno un intento persecutorio, ingiurioso od offensivo, anche se poi giudicati per varie ragioni illegittimi in sede giudiziale.


Un lavoratore affemava di aver lavorato con qualifica di funzionario presso una banca, allorquando aveva rassegnato le dimissioni per giusta causa. Nel corso degli anni aveva operato con la massima diligenza e professionalità, contribuendo in modo rilevante allo sviluppo dell’agenzia da lui retta.
Lamentava che gli ultimi anni del rapporto si erano rilevati per lui assai stressanti a causa di una serie di reiterati provvedimenti, illegittimi e ingiustificati, adottati dalla direzione generale e sostanzialmente approvati dagli organi deliberativi della banca, tutti impugnati dinanzi al giudice e conclusisi, nella fase cautelare, favorevolmente. In particolare, sosteneva che tali provvedimenti (trasferimenti, contestazioni disciplinari, esoneri dal servizio, ed altri) erano frutto di un disegno complessivo finalizzato alla sua emarginazione ed estromissione dall’azienda, cosa in effetti avvenuta con dimissioni rassegnate per giusta causa. Deduceva che ciò gli aveva causato danni patrimoniali (perdita di chances) e non patrimoniali alla salute.
Orbene, in appello, i giudici hanno ritenuto che i vari provvedimenti adottati dal datore di lavoro, seppur risultati in gran parte illegittimi, non avevano carattere offensivo e trovavano comunque fondamento in obiettive circostanze che ne giustificavano l’adozione. Non emergeva, dunque, alcun intento persecutorio sebbene detti provvedimenti non erano considerati legittimi; in tale contesto, che esclude un intento meramente persecutorio, la sentenza impugnata ha accertato che il trasferimento del gennaio 2008 aveva interessato una pluralità di titolari di Agenzia, inserendosi in un più vasto programma di riorganizzazione aziendale, che lo stesso odierno ricorrente non evidenzia adeguatamente contrastare col dedotto giudicato.
La sentenza impugnata ha, pertanto, escluso che i provvedimenti denunciati avessero carattere persecutorio, ingiurioso od offensivo, basati su fatti non pretestuosi (anche se poi giudicati per varie ragioni illegittimi in sede giudiziale), escludendo correttamente una giusta causa di dimissioni (Cassazione, n. 22288/2019).